TERZA ETA' – La sfera bio - alimentare


L' invecchiamento o senescenza è una fase nel ciclo vitale che conduce alla condizione di vecchiaia e pertanto si connota in termini dinamici. Abbiamo già detto che avviene intorno al 65° anno di età, è importante precisare che in tale processo esistono tre aspetti non omogenei: biologico (il mutare e il decadere del corpo), psicologico (il modificarsi dell'adattamento alla vita quotidiana), sociale (il cambiamento del ruolo dell'anziano nella società), in contemporaneo e non coincidente movimento.

Solitamente si associa l'invecchiamento ad un significato degenerativo, di perdita, ecco perchè spesso è valutato soltanto in termini negativi.

Nella sfera biologica, è stato solitamente definito invecchiamento per designare il processo che implica il periodo compreso fra la cessazione della sua attività riproduttiva e la morte. Se riferito all'uomo, il sostantivo viene usato per specificare l’insieme delle modificazioni cui l’essere va incontro, nelle sue strutture e nelle sue funzioni in relazione all’avanzare dell'età. Viene associato al termine crescita o maturazione -pure esprimente le modificazioni in rapporto con l'età- ma se ne distingue per un'implicazione regressiva e distruttiva rispetto a una progressiva e costruttiva. L'accrescimento viene infatti considerato come la primavera durante la quale l'individuo aumenta quantitativamente le proprie strutture e funzioni e perde progressivamente le proprie funzioni.

Il passaggio senza soluzione di continuità dall' accrescimento alla senescenza può avvenire ad età cronologiche differenti non soltanto per i diversi individui ma anche per le singole funzioni all'interno di uno stesso individuo, esso viene identificato con il termine l'eterocronia di accrescimento e di senescenza.

L'accrescimento comporta non soltanto aumenti quantitativi e differenziazioni qualitative, ma anche arresti o diminuzioni e decadimento di funzioni.

La senescenza include non soltanto la diminuzione di certe strutture ma anche conservazione di altre, non solo perdita di certe funzioni, ma anche perfezionamento di altre.

Non esiste uno standard d’invecchiamento infatti varia da individuo ad individuo come da indagine ISTAT:

Vita media uomini: 75 anni

Vita media donne: 85 anni

Invecchiamento bio-psico-sociale:

25 anni >inizio declino biologico-psicologico

65 anni > inizio vecchiaia

65/74 anni > giovane -vecchio

75/84 anni > vecchio - vecchio

84 anni in poi > vecchio - molto vecchio

Ultracentenario

La sfera psichica presenta alterazioni che aumentano con l'età; si tratta di stati depressivi e di demenza senile con una paranoia persistente.


1. Gli stati depressivi sono le più naturali modificazioni dovute all’avanzamento dell’età e si originano dalle perdite affettive, da una minore considerazione sociale e da fattori biochimici, metabolici ed endogeni.


2. La demenza senile (di tipo Alzheimer) riguarda disfunzioni intellettuali di varia patogenesi che colpisce il 5% della popolazione al di sopra dei 65 anni. Le alterazioni neuropatologiche delle funzioni conoscitive del paziente (attenzione, capacità di apprendimento, memoria), sono causate: dalla perdita di neuroni; dalle alterazioni neurofibrillari; dalla formazione di granulomi vascolari e di placche neuritiche nel cervello; dall’indebolimento graduale della memoria, delle capacità intellettuali e di giudizio, che portano al disorientamento, alla labilità emotiva e alla trascuratezza della propria individualità e dei comportamenti interpersonali. Va annoverato anche il “morbo di Parkinson”, una delle più riscontrate malattie senili caratterizzata da disordini motori che non consentono una giusta deambulazione. L’evoluzione della ricerca scientifica e dei mezzi diagnostici consentono di poter diagnosticare per tempo e fornire medicinali atti a fronteggiare l’evento. Un giusto contesto psicologico e sociale, ambienti adeguati e la somministrazione di farmaci specifici serviranno a fronteggiare le problematiche della vecchiaia e nello stesso tempo fungeranno da stimolo ai ricercatori al fine di garantire sempre più il benessere senile.


La fisiologia della persona anziana è caratterizzata da un equilibrio precario e da una progressiva riduzione funzionale. Non è dato conoscere l’età in cui inizi la vecchiaia perché essa dipende da fattori genetici, dal tipo di vita condotta, dalle attività svolte, dal carattere del soggetto e dai fattori climatici del luogo in cui ha vissuto. I primi sintomi dell'invecchiamento appaiono generalmente dopo i 45 anni, però esistono persone in pieno vigore a 70 anni e più.


Nei tempi passati si era soliti pensare che il fabbisogno energetico degli anziani fosse inferiore a quello degli adulti, ma i nuovi studi nel settore dietetico hanno individuato che essi necessitano di un apporto alimentare di poco inferiore a quella di un adulto di 40 anni; per le donne, inoltre, si è individuato una necessità calorica del 20% inferiore a quello dell'uomo. La Dietetica contemporanea suggerisce di non dare una razione nutrizionale carente che potrebbe minare la salute e la durata della vita dell'anziano, ma di adeguarla alla tipologia lavorativa da questi svolto, senza eccedere nella superalimentazione.


L’organismo umano, nella vecchiaia, per il rallentamento del ritmo delle sue funzioni vitali, si mostra più incline a turbe circolatorie, alla ritenzione di liquidi e tendenza all'obesità. L’ideale sarebbe una dieta personalizzata che tenga conto dei vari apporti di calcio, ferro , magnesio etc….insieme a glucidi, vitamine e lipidi, il contenuto calorico di 2300 calorie per l'uomo e 1700 calorie per la donna.


Bisogna assumere una buona razione di proteine (50% vegetali e 50% animali, facendo uso di carni magre, latte e formaggio), poiché l'anziano ha bisogno di una maggiore quantità di aminoacidi che aiutano la digestione.


I lipidi sono indispensabili, ma sono da preferire quelli vegetali che, contenendo acidi grassi insaturi, servono tenere sotto controllo il colesterolo nel sangue che porta all’arteriosclerosi.


I glicidi devono rappresentare il 50% della razione calorica complessiva; una quantità superiore non verrebbe tollerata dall'anziano, come potrebbe esserlo viceversa dall'adulto.


I sali minerali non devono essere sottovalutati e sono consigliati il calcio (che può prevenire l'osteoporosi senile) e il ferro antianemico.


Infine, un posto di rilievo sarà dato alle vitamine che servono a prevenire e a combattere molti disturbi dell'età senile; è particolarmente consigliata la vitamina C per la sua azione antiastenica e anabolica.


L’anziano può consumare dei cibi normalmente salati se non si nota un’innaturale ritenzione di liquidi. I sali di calcio e di ferro, la frutta, le verdure, il lievito di birra, servono ad evitare qualsiasi tipo di carenza vitaminica.


Il consumo di caffè, tè e vino dovrà essere moderato.


Il latte e i latticini sono ricchi di proteine ma possono provocare dei fenomeni di fermentazione intestinale,con conseguenti fastidi. Il latte, in presenza di difficoltà digestive, può essere sostituito dai formaggi non fermentati, che possiedono le proteine del latte, ma non il lattosio. Anche i formaggi, come il latte, hanno un alto contenuto di lipidi, tanto da richiedere l’uso di formaggi ipolipidici e yogurt.


I cereali e i loro derivati hanno un alto valore energetico e sono facilmente digeribili.


E’ opportuno un consumo limitato di zucchero, marmellata e dolci che sono carenti di vitamine e minerali e contengono una quantità di zuccheri elevata.


Ortaggi e di frutta devono essere abbondanti, per la loro ricchezza di vitamine.


Il dosaggio anche del pane, della pasta e delle carni, per il loro insostituibile apporto proteico. Rilevante anche l’uso dei condimenti per limitare il consumo dei grassi e compensare la mancanza di vitamine liposolubili con degli alimenti apportatori di vitamine A, D E.


Bisogna anche tener presente se la persona anziana ha difficoltà di masticazione a causa della perdita dei denti, si dovrà avvalersi spesso dell'uso di alimenti teneri o a prodotti dietetici, quali le creme di cereali e di legumi ed i prodotti omogeneizzati di carne, frutta e verdura.


Tutto ciò implica da parte di coloro che lo circondano la coscienza che l’anziano si trova spesso a vivere una situazione psicologica d’intimo disagio che impegna chi cucina e prepara i pasti ad essere dotato, soprattutto, di molta sensibilità.


Non “restrizione alimentare”, ma un giusto dosaggio e combinazione fra tutti gli ingredienti dietetici farà solo che bene all'equilibrio fisiologico dell'individuo anziano.


Mariagabriella CORBI


Dottoressa in Scienze dell’Educazione


Consulente dell’Educazione Familiare


Mediatrice Familiare


maria.gab@hotmail.it


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